Questo post non è per i deboli, per i permalosi e per chi lavora senza ambizione e determinazione, quindi mi spiace se risulterò antipatica o dura, ma il periodo che stiamo vivendo lo è altrettanto e raccontarsi favole non cambierà la nostra vita.
IL TEMPO È TUTTO.
Ciò che noi facciamo con il nostro tempo fa la differenza tra il rimanere mediocri e l’avere successo. Fine. Nient’altro.
Tutti abbiamo 24 ore al giorno. Tutti abbiamo 7 giorni alla settimana. Tutti abbiamo 12 mesi in 1 anno.
Cambia solo quello che decidiamo di fare col nostro tempo, sia che abbiamo 10 ore libere al giorno o soltanto 2. Non importa. Non ci sono scuse.
“Non ho tempo, non ho soldi, non fa per me”, le scuse sono sempre le stesse, sono solo le facce che cambiano, ma la realtà rimane la stessa, ovvero:
QUELLO CHE TI RACCONTI TU.
Ci sono due grandi regole da imparare in questo lavoro:
1. Io non perdo tempo
2. Non lascio che altre persone mi facciano perdere tempo
Perché dobbiamo perdere tempo con persone che non vogliono realizzare i loro sogni? Che senso ha restare aspettare che il nostro gruppo si metta a lavorare?
Troviamo nuove persone, continuiamo a lavorare, quando avranno voglia di lavorare li aiuteremo, ma se non hanno voglia di lavorare, siamo noi che lo facciamo e prendiamo in mano la nostra attività e andiamo a trovare altre persone che invece hanno voglia di realizzare i loro sogni.
I loro obiettivi non sono i nostri obiettivi.
Io ho deciso di lavorare e darmi da fare in questi 3 anni, perché questa è la mia vita, questo è il mio tempo e questo è il mio sogno.
Ho imparato una lezione importante ad un corso che ho fatto di recente, un aneddoto che fa riflettere molto e che andrebbe ripetuto ogni giorno:
Alle volte, quando arriva una persona nuova nel nostro gruppo, la potremmo paragonare ad una bellissima gallina: la coccoliamo, ci innamoriamo delle sue potenzialità, di ciò che ci dice, dei suoi sogni.
La prendiamo sotto la nostra ala protettrice, motivandola “Io voglio aiutarti a volare, credo in te, ce puoi fare!”.
La prendiamo tra le mani e cerchiamo di farla volare, facciamo noi il lavoro lei e la lanciamo in aria. Ma poi dopo un po’ scende, inizia a cadere.
Allora la raccogliamo di nuovo da terra e la lanciamo di nuovo, cercando di farla volare, ma lei di nuovo scende e ci rendiamo conto che stiamo passando tutto il nostro tempo a cercare di far volare le galline mentre nessuna di loro vuole volare!
Ma non possiamo far volare le galline.
Le galline stanno per terra, non guardano in alto, non volano. Le aquile volano!
Anche se mille galline possono cercare di far credere ad un piccolo di aquila di essere uno di loro, l’aquila conosce la sua natura, sa di essere diversa ed avrà sempre l’istinto di guardare in aria e volare.
Noi non puoi perdere la nostra vita a far volare le galline, non è il nostro lavoro.
Noi siamo qui ad aiutare chi vuole volare. È solo lui può sapere cosa vuole nella sua vita, come noi dobbiamo sapere cosa vogliamo nella nostra:
Facciamo foto, creiamo storie, scriviamo testi, apriamo hashtag, votiamo sondaggi, organizziamo gruppi di scambio like e follow, contattiamo aziende, pubblicizziamo prodotti e socializziamo, tanto, forse anche troppo.
Ma tutto questo ci porta soldi? Ci fa guadagnare? E intendo dire uno stipendio, non un semplice extra mensile da studentessa appassionata di Instagram o TikTok
Tutto questo cambia la nostra vita e ci porta più vicino a quella dei nostri idoli che vorremmo tanto imitare?
Beh, se vuoi essere onesta, dirai anche tu di NO…
Per questo ancora non capisco come mai così tante donne e mamme ancora si perdono in attività che danno l’immagine dell’influencer, ma che non si avvicina neanche lontanamente al loro guadagno.
Perché? Per sentirsi importanti? Per gioco/hobby/passatempo?? Per noia???
Secondo i dati più recenti (facilmente disponibili online) prima del lockdown passavano in media 2 ore al giorno sui social (sì, valgono anche tutte le volte dove mentre bevi il caffè o vai in bagno apri Facebook o Instagram per “dare un’occhiata” o per svagarti un attimo, ma che come gesto in sè e per sè ripeti decine di volte al giorno!) mentre nell’ultimo anno, come prevedibile, la media è salita a 4/5 ore al giorno nella fascia d’età che va dai 24 ai 54 anni.
Ma ti rendi conto di quanto tempo è?!?!?
Io con 3 ore al giorno, sparpagliate durante la mia giornata lavorativa full time in ufficio, ho costruito un impero e cambiato radicalmente la mia vita!
E non solo, mentre lo facevo, lo insegnavo a tutte le persone che volevano unirsi a me ed è così che ho fondato Girlboss&Co.
Proprio per mostrare a chiunque cercasse un modo per monetizzare davvero il suo profilo ed il tempo che spendeva sui social come farlo in modo semplice e alla portata di tutti.
Spesso si tratta di una soluzione che non conosci o di cui hai solo sentito parlare o che magari hai già provato a fare senza successo perché sei stata abbandonata a te stessa o non ti hanno insegnato un vero metodo di lavoro, basandoti sulla fortuna.
La mia Community è nata per questo, ma sta a te decidere se vuoi provare, se sei disposta a metterti in gioco, ma soprattutto se hai un obiettivo per cui vale la pena lottare e darsi da fare.
Non fermarti a ciò che conosci, forse il tuo sogno ti sta aspettando al di là di una porta che ora vedi chiusa.
Quella porta si chiama Girlboss.
Scrivimi senza impegno se vuoi farti due chiacchiere con me e saperne di più.
Sabato pomeriggio con le mie amiche. Ore 18.00, stavamo per andare a casa, dopo tutta una giornata passata insieme.
Io: “Cavolo, è stato bellissimo oggi, ma mi sa che tornerò a casa e mi metterò a lavorare stasera per recuperare un po’!” Loro: “Ma perché, sei obbligata? Non puoi fare quello che ti pare?” Io: “Cavolo, certo che sì, è che lo VOGLIO fare in fin dei conti, questo è quello che ho scelto e che ho creato con tanta fatica…” Loro: “Ma Manu, almeno ne vale la pena?”
CAVOLO SÌ. SENZA OMBRA DI DUBBIO.
Per poter fare una vita libera. SÌ Per poter comprare quello che voglio. SÌ. Per andare in vacanza quando mi pare. SÌ. Per costruire a me, alla mia famiglia e a mio figlio un futuro. SÌ. Per non dover dipendere da nessuno. SÌ. Per potermi sentire una madre presente (anche se non pedante) è una donna realizzata. SÌ.
Per poter dimostrare a me, alla mia famiglia che si opponeva, i miei amici sarcastici e i miei ex colleghi scettici che è possibile. SÌ. Per sentire ogni giorno che sono utile a qualcuno, che posso aiutare qualcuno, che la mia motivazione, la mia esperienza e anche i miei errori possono essere d’aiuto a qualcuno. SÌ.
Per non dover tornare mai più ad attaccare bottoni alle divise della croce rossa. Non dover mai più andare in fiera a sfoderare sorrisi e tacco 12 quando avrei voluto stare a casa con l mia famiglia. Per non dover più finire la settimana con l riunione marketing del venerdì con il cuore pesante e gli occhi che trattengono le lacrime dal nervoso. SÌ.
Perché MAI E POI MAI succederà di nuovo che mi lasciano a casa perché non sono stata “accondiscendente” con il mio capo, devo provare il mio valore a suon di straordinari, MAI E POI MAI prenderò ordini da qualcuno e mi lascerò mettere i piedi in testa impotente in questo mondo sporco e malato e nepotista e prepotente.
Sempre più colleghi mi scrivono chiedendomi consigli per migliorare l’Engagement del loro profilo Instagram.
Con l’Algoritmo che si aggiorna continuamente e la battaglia che questa piattaforma sta portando avanti da tempo contro tutto ciò che falsifica ed automatizza il suo funzionamento, la maggior parte degli utenti hanno visto crollare ogni giorno di più le interazioni e la visibilità del loro profilo e per chi con Instagram “ci campa”, è fonte di non poche preoccupazioni.
Io non lavoro più da tempo come Social Media Manager, quindi non voglio fare l’esperta del caso e per questo scrivo sempre meno articoli come questo, ma Instagram è la mia casa, il mio ufficio e la mia grande passione, così come l’uso di Instagram in un certo modo per fare Network Marketing è diventato il mio Brand e la mia più grande fonte di reddito.
Per questo voglio essere chiara e sincera nel dirvi una cosa, prima di parlare di Engagement e cose un po’ più “tecniche”:
Da un lato, l’attività di Networker è piuttosto penalizzata su questo Social perchè, nella maggior parte dei casi, i contenuti sono freddi e noiosi, molto omologati (di solito basta mezzo secondo per “sgamare” i distributori di alcune aziende in particolare, perché mangiano tutti le stesse cose, sfoggiano lo stesso sorriso, scrivono le stesse frasi motivazionali e pagano per le stesse sponsorizzate) e danno immediatamente l’impressione che sia tutto finto, costruito a tavolino, la classica “fregatura” che ti cuoce e presenta la stessa minestra ogni giorno cambiando solo una virgola e questo fa crollare disperatamente l’interesse della gente.
Dall’altro lato, però, è confortante sapere che l’azienda con cui collaboriamo non ci ha scelto in base alla nostra fama, i nostri Followers ed il nostro Tasso di Engagement (come avviene invece per gli Influencer) ma siamo stati NOI a sceglierla ed i nostri guadagni dipenderanno solo e soltanto da NOI, il che, personalmente, mi tranquillizza parecchio!
Detto questo, se anche voi, come me, avete scelto di lavorare su Instagram in modo massivo e professionale, dovete per forza capire quanto il vostro profilo è non soltanto attrattivo (parola decisamente abusata nel nostro settore), ma quanto è EFFICACE.
PROPRIO PER QUESTO È NECESSARIO CONOSCERE E MIGLIORARE SEMPRE IL NOSTRO ENGAGEMENT!!!
L’Instagram Engagement è importantissimo per questa piattaforma perché in pratica ci dice quante persone sono realmente interessate ai nostri contenuti.
MA ATTENZIONE! NON È PIÙ COME PRIMA!!!
Fino a qualche tempo fa l’Engagement non era altro che il rapporto tra le interazioni ricevute (i like e i commenti) sul profilo e il numero di followers, mentre a partire dal 2020 ha iniziato a tenere conto di molti più elementi:
Post salvati o condivisi
Interazioni sulle storie
Visualizzazioni (stories o video)
Profilotaggato
Foto caricate dai fan
Impressions (il numero totale di volte in cui vengono visualizzati tutti i tuoi post Instagram e le tue storie)
Reach (il numero di visualizzazioni uniche dei tuoi post e storie)
Clic sul sito Web
Visite al profilo
Followers
Dovete anche sapere 2 cose ESTREMAMENTE IMPORTANTI prima di andare su Ninjalitics e disperarvi o esaltarvi della vostra percentuale:
Oggi si stima che solo il 10% dei nostri follower riesce a vedere organicamente i nostri contenuti.
Si è scoperto che, all’aumentare del numero di follower di un account, il numero di mi piace e di commenti diminuisce, perciò la percentuale di Engagement rate non sarà alta quanto quella di un account con meno seguaci.
Per questo, ad esempio, un profilo tra i 1000 e i 3000 followers registra un engagement rate medio dell’8%, mentre un account seguito da oltre 10.000 utenti scende al 4%, fino all’1,7% di un profilo con 1 milione di fan (Provate a controllare quello di Chiara Ferragni!!!). Un profilo con meno di 1.000 follower perciò otterrà circa 6 volte più interazioni da parte degli utenti, rispetto ad un profilo con più di 100.000 fan!
Questo indica che non è poi così svantaggioso avere una Community ristretta ma connessa, perché meno followers significa raggiungere un gruppo di utenti più targetizzato ed in linea con la nostra NICCHIA DI MERCATO (sempre che ne abbiamo trovata e costruita una!).
Già qui avete davvero tanti elementi su cui riflettere e risulta chiaro che:
• non esiste il segreto fantastico per aumentare l’Engagement ma bisogna tener conto di tanti fattori
• se si vuole guadagnare su Instagram senza impiccarsi con questi dati, meglio farlo per un motivo preciso ed un’attività semplice e redditizia in sè e per sè
• ci vuole impegno, dedizione e tempo per creare un account davvero performante, gli escamotages non sono più così percorribili come una volta
Ovviamente le mie Tecniche ed i miei Consigli Personalizzati (dato che non siamo tutti uguali) per crescere l’Engagement sono uno degli argomenti più gettonati e richiesti nel mio gruppo di Formazione Online, la Girlboss Academy, e richiedono spiegazioni molto più approfondite di un mero elenco di consigli.
Ma per terminare comunque in bellezza questo articolo, vi lascio le 7 AZIONI DI BASE DA FARE OGNI SANTO GIORNO PER CRESCERE ORGANICAMENTE L’ENGAGEMENT DEL VOSTRO ACCOUNT:
Lasciare Like a Commenti ad altri account
Rispondere a tutti i commenti che fanno a voi
Condividete i post che vi piacciono/ispirano (anche solo nelle storie)
Guardate e commentate le storie altrui
Costruite una relazione chiacchierando in Direct
Taggate altri account nelle vostre storie (con un senso!!)
Lasciate il Follow
Queste sono le BASI GRATUITE dalle quali partire e, mi raccomando, se vi accorgete che non funzionano, allora significa che è il vostro profilo ad avere un problema di base, i contenuti che condividete!
E per correggere quello, ci vuole pazienza e passione e, oserei dire, una persona esperta che vi sappia consigliare e che NON SIA UN SOCIAL MEDIA MANAGER, perché se usate Instagram per fare Network, ciò di cui dovete parlare è molto differente da quello che condividerebbe un Influencer, un libero professionista o un semplice appassionato di questa piattaforma!
Stamattina ho letto una poesia bellissima, la traduco in italiano:
“Sono timida . Non mi piace essere vista per come appaio, non vengo bene in foto. Voglio che gli altri vedano me, per come sono o magari per come diventerò. Vorrei che vedessero in me qualcosa che io ancora non noto, che vedessero qualcosa di più che un corpo ed un sorriso”.
Buffo che abbia scelto questa foto per parlarne, no?
Sì ero timida anch’io o meglio… lo sono ancora per certi versi, per questo ho scelto di iniziare a lavorare sui social:
mi sentivo protetta dallo schermo, perché se quello che dicevo non era venuto bene potevo cancellarlo e rifarlo, perché nel parlare ad un telefono non usciva il panico di essere un libro aperto davanti alle persone…di persona!
Sapevo tutto questo, ma lo stesso era ancora la mia testa a bloccarmi:
“Cosa penseranno di me se dico questo o scrivo quest’altro? Come posso sembrare, che idea si faranno di me? Mi troveranno interessante o stupida? E se non sono convincente? Non sono esperta? Non sono spigliata?”
Così non facevo nulla. Stavo ferma a crogiolarmi nell’immaginare le opinioni degli altri, come se avessero un qualche cavolo di diritto di condizionare il mio lavoro, il mio denaro e le mie scelte.
Ho fatto dipendere la mia vita dagli altri, ma alla fine IO ero triste, non loro. A loro non gliene fregava un bel cavolo di niente di cosa facessi, perché solo io ci davo così tanta importanza?
Se la mia testa è mia allora io ne devo diventare padrona. Padrona dei miei pensieri, delle mie credenze, delle me insicurezze. Padrona di sbagliare e dire cavolate, chissenefrega!
Il 90% degli sbagli che tanto ci spaventano non cambiano la nostra vita, ma quello che ci impediscono di fare ooooh sì…altroché se la cambiano.
Pensaci.
Ripetitelo in testa. Ogni giorno se serve. Scrivilo sullo specchio. Tatuatelo sulla pelle.
Convinci tu la tua testa. Educala. Coccolala.
Provaci e soprenditi. Se lo fai una volta, potrai farlo due e potrai farlo per sempre.
Desideriamo sempre tante cose in questo periodo dell’anno, come se Babbo Natale potesse ancora esaudire i nostri desideri di bambini, ma mentre abbiamo imparato a comprarci i regali da soli, non proviamo quasi mai fare quel qualcosa che ci porterebbe un po’ più vicini ai nostri sogni.
Ci lamentiamo tanto, senza sosta, ogni volta che incontriamo qualcuno con cui parlare, soprattutto quest’anno, dove un buon motivo c’è anche, ma finiamo per crogiolarci in ciò che non va, cercando conforto nelle sfighe altrui.
Ci facciamo bloccare da mille paranoie, pur sapendo bene che non sono gli altri a vivere la nostra vita e non sono di certo le paure a pagare le bollette, eppure vincono sempre loro!
Io penso che soprattutto in questo momento non ci sia più spazio per queste cazzate, per dar retta a tutti quelli che incrociano la nostra strada dandoci la loro opinione, per lasciarci giudicare come se fossimo in un Talent show in tv.
Io non lo permetto più, non mi fermo più ad ascoltare tutti. Ma non perché mi sono montata la testa o perché mi sento ARRIVATA, ma perché sono CAMBIATA, certo.
Basta ritenerla una cosa negativa, è una cosa bella!!!
Io non sono stata più fortunata di voi, non ero affatto “portata”, non sono partita da una situazione più avvantaggiata di altri e non conoscevo le “persone giuste”.
Pensatela come volete, siete liberi di farlo, ma state solo cercando di giustificare le scuse che state raccontando alla vostra testa… io me ne raccontavo tante, lo so bene come funziona.
Io ero esattamente come voi oggi: INESPERTA. Però credevo in me, perché sapevo che altrimenti non ci avrebbe creduto NESSUNO.
Se sarete abbastanza forti da superare una prima fase iniziale di “gavetta”, come in tutte le cose, allora diventerete immuni ed inattaccabile perché insieme alla vostra CARRIERA e le vostre COMPETENZE, crescerà anche la vostra AUTOSTIMA.
E sarete diverse sì, non perché il successo e i soldi cambiano le persone, ma perché ci si fanno le ossa e le spalle larghe lungo il percorso per arrivarci e la differenza si nota.
Questa è la foto perfetta per parlarvi di un argomento che mi sta molto a cuore e vi giuro che non l’ho fatto apposta, l’ho notato solo dopo!!!
In questa foto SEMBRO la classica ragazza che si spara il classico selfie per SEMBRARE bella, truccata, ben vestita, sicura di sè e soprattutto una che sta andando in un posto favoloso al lato passeggero di un fighissimo suv.
Ma se guardate il riflesso nei miei occhiali cosa ci trovate??? Un trattore!!! 🤣🤣🤣
Questo è quello che succede spesso nel mio business sui social : molti “postano” di essere chi non sono, magari mostrando uno stile di vita che non potrebbero permettersi o scrivendo pensieri meravigliosi che non ha partorito la loro testa, ma non funziona a lungo, ve lo garantisco.
L’avevano insegnato anche a me: “Manu, mettiti il cuore in pace… il Network è tutto Lifestyle e Mindset e se non mostri questo, significa che non hai successo”
Beh, prima di tutto conosco persone che non hanno mai speso i loro guadagni in borse-macchine-viaggi perché volevano comprarsi casa, pagare dei debiti o mandare i figli in una scuola privata.
Poi penso che mostrare risultati che non si hanno, nel nostro settore, sia molto pericoloso , perché non saremo MAI in grado di aiutare chi si unisce a noi, insegnando loro quello che abbiamo imparato lungo il percorso. Così il nostro Team si sgretolerà e probabilmente in molti ci lasceranno, sentendosi presi in giro, com’è capitato a me.
Già, mi sentivo delusa e presa in giro le volte che, all’inizio della mia carriera, vedevo le mie Upline arrivare alle riunioni di formazione (non usavano Zoom o strumenti digitali, ci vedevamo fisicamente…) vestite come Influencer, con borse firmate sempre diverse e l’auto aziendale.
Quando chiedevo loro “Ma come avete fatto ad avere tutto questo?!?”, cavolo, lo volevo anch’io!!! Loro mi rispondevano SEMPRE nello stesso modo:
– è perché io ci credo tanto
– è perché uso il prodotto ogni giorno
– è perché pubblico su Facebook regolarmente
Beh, caspita, io facevo LA STESSA COSA, per mesi, ma di quei risultati neanche l’ombra, non è che c’era sotto qualcosa???
Mi ci sono voluti alcuni anni e tanti sbagli per capire che ci sono così tante varianti che non avevo considerato e di cui non mi avevano parlato, da confondere chiunque:
– il target di persone simili a me (parlare a studentesse universitarie non è la stessa cosa che parlare a delle mamme)
– in che anno avevano iniziato (fino a qualche anno fa la concorrenza sui social era praticamente nulla)
– quanti amici e conoscenti ho di base, senza bisogno di farmene di nuovi (c’è chi ha costruito un impero con 5 amiche abbienti e intraprendenti e chi ha dovuto sponsorizzare migliaia di persone prima di trovare i suoi “cavalli forti”)
– quanto sono spigliata, sfacciata ed estroversa di mio o quanto, invece, sono timida, insicura e riservata
E potrei andare avanti per molti altri minuti…
Ormai sono assolutamente convinta che la vera DUPLICABILITÀ sia data da un metodo di lavoro chiaro, semplice e ben organizzato e da qualcosa che duplicabile non è, ovvero gli aspetti caratteriali di ognuno di noi, che possiamo decidere di migliorare ed adattare a questo mondo oppure perderci d’animo e mollare il colpo.
In ogni caso, alla fine, come in tutte le cose, vale sempre va verità, l’autenticità e i contenuti…anche qui, anche protetti da uno schermo.
Alla fine, in tutte le cose, vale sempre la #verità , anche dietro ad uno schermo.
Il 27 Marzo 2019 ho presentato la mia prima Girlboss su Instagram . Non ero ancora nell’azienda con cui collaboro ora, ma ero entrata da un mese in Jeunesse Global, dove cui sono restata fino a Luglio poichè, nonostrante l’intenso lavoro, il bel team che avevo formato e le quasi 4 qualifiche scalate in soli 4 mesi, guadagnavo comunque troppo poco per i miei gusti, quindi ho scelto un investimento migliore per il mio tempo, il mio denaro ed i miei sogni.
Nel passaggio ho perso alcune persone, com’è normale che sia, ed ho riniziato da capo qui, nell’italianissima SNEP, con un piccolo gruppo di 10 ragazze che credevano in me e che ringrazio infinitamente perchè sono davvero preziose per me.
Nelle mie precedenti esperienze di Network, in particolar modo nell’azienda che si è rivelata il mio trampolino di lancio a livello Social e soprattutto Instagram, ovvero la Juice Plus Company, non ero mai davvero riuscita a creare un Team: avevo due sole ragazze, di cui una non mi ha più scritto dopo averla inserita nei gruppi di formazione e l’altra, dopo poco, ha scelto di dedicarsi ad altro, ma che giusto un paio di settimane fa, mi ha raccomandato ad una sua cara amica Networker, che è una delle mie ragazze più brave ad oggi… buffa la vita eh?!
Ora lo so che tutti vi state chiedendo: Beh, quindi cos’hai fatto? Cos’è cambiato? NON DIRMI CHE E’ STATO MERITO DELL’AZIENDA!!
No, non lo è stato.
Merito dell’azienda è stato darmi prodotti che mi piacevano, che avevano un mercato online e che davvero uso nella mia quotidianità senza che mi pesino minimamente. Merito dell’azienda è stato pagarmi, tanto e fin da subito per il mio lavoro. Merito dell’azienda è stato farmi sentire a casa, senza obblighi e pressioni e soprattutto senza mai farmi sentire un numero.
MA LA MAGIA, LA MAGIA VERA, L’HA FATTA GIRLBOSS & CO.
La mia Community, i suoi valori, il nostro modo di lavorare e di comunicare, il nostro metodo, il nostro entusiasmo, la splendida opportunità che potevamo finalmente offrire a tutti, indipendentemente dal loro passato o dal loro portafoglio.
Ecco cos’è successo:
• l’11 Novembre 2019 festeggiavo le 100 ragazze nel mio Team.
• Prima del Lockdown, a fine Febbraio, eravamo in 190 Girlboss.
• Il 29 Aprile eravamo già in 1000.
• Mentre alla riapertura dell’emergenza Covid, il 1 Giugno 2020, eravamo in 1500!
Questa volta il mio lavoro ed i miei risultati hanno parlato per me, ma questo non è qualcosa di solo mio, è NOSTRO, è stato anche grazie alle mie ragazze che siamo arrivati ad avere un Team così tanto grande in così poco tempo, grazie alla potenza infinita del lavoro di squadra, il motivo principale per cui ho scelto di fare la Networker come professione, anziché fare l’influencer o semplicemente tenermi un lavoro bello, stabile e remunerativo come quello che facevo prima, come Marketing Manager, ma che non mi rendeva felice.
Come abbiamo fatto?
Beh, indubbiamente imparare a lavorare sui social in modo professionale è stato indispensabile, iniziare a comunicare anziché solo vendere è stato fondamentale, avere strumenti semplici ed innovativi per duplicare la formazione a tutti i livelli è diventato cruciale e, beh… l’entusiasmo è contagioso!
Quando inizi a parlare di un’opportunità che ti permette di arrotondare o avere un vero e proprio stipendio o arricchirti da paura senza fare nulla di speciale, senza alcun investimento, senza rischi, direttamente da casa, con un semplice telefono, non è difficile raccogliere consensi.
Credo che questo genere di lavori abbiano acquisito una nuova importanza ed attenzione proprio in questo periodo, che indubbiamente è stato galeotto nel portare un risultato del genere, con tutto quello che il lockdown, la scarsa mobilità, la paura, le difficoltà economiche e tutte le incertezze di questo momento hanno portato alle persone.
Ma questa stessa opportunità la propongono anche le altre aziende di Network e la propongano anche i nostri stessi colleghi in azienda, quindi ancora di più, riuscire a fare la differenza è l’unica strada percorribile.
Piani marketing non sostenibili, metodi di lavoro freddi e meccanici, immagini e comunicazioni omologate non funzionano più e sicuramente non funzionano per costruire basi solide nel lungo termine.
Non voglio dire altro sinceramente, perché il resto è proprio il cuore del mio lavoro e di quello delle mie ragazze e so bene che sono ancora troppi i curiosi e gli infami in questo stesso settore, rispetto a chi è davvero interessato: quando nuovi le onde, il mare si sporca dicono…
In questo tempo ho parlato con centinaia di persone, visto e ascoltato tantissime storie differenti, ho capito che non ci si deve mai innamorare della potenzialità delle persone, ma delle loro azioni, che non è un lavoro per tutti, nonostante lo possano fare tutti, che bisogna avere la voglia di superare i propri limiti, di essere costante, di imparare a comunicare e metterci la faccia, trovare il piacere di socializzare e condividere, saper tenere alto l’umore anche quando vorresti mollare tutto e prendere una strada più facile.
Ci sono persone che hanno solo sfiorato la mia vita, altre che l’hanno abitata solo per un po’, altre ancora che sono diventate parte essenziale delle mie giornate e per me è sempre andato bene tutto perché ho odiato quanto non mi hanno lasciata libera di decidere e fare ciò che volevo, quindi non lo faccio agli altri.
So di non poter piacere a tutti e non è nemmeno mia intenzione, anche se so che la maggioranza delle persone mi rispettano, mi apprezzano e mi seguono e quindi so di essere sulla strada giusta.
Mai in vita mia mi sono sentita così realizzata e ripagata del mio impegno come qui, sia in termini personali, emotivi e di riconoscimenti sia, soprattutto, i termini economici, perché quando smetti di sapere di valere, ma vedi, mese dopo mese, quanto vali crescere nel tuo bonifico mensile, allora sai che è tutto vero, che non è solo nella tua testa e che se sei stanca a fine giornata è perché te lo sei meritato.
Questa foto è di 6 anni fa, la nostra più bella perchè allora di foto ne facevo davvero poche (e soprattutto non mi truccavo mai😅).
Tu eri negli anni più teneri per una mamma, così simpatico, coccolone e paciocchino che ti avrei mangiato di baci! Ma da quando avevi 6 mesi, mi sono dovuta trovare un lavoro, perché l’ultimo che avevo come commessa in un negozio di abbigliamento, trovato davvero con fatica appena mi sono trasferita a Piacenza, l’avevo perso proprio perché ero rimasta incinta di te.
In fin dei conti è stato meglio così, perché mi sono davvero goduta ogni minuto della maternità, ma io non sono mai stata brava a stare in casa. Mi piace avere qualcosa da fare, un progetto a cui pensare, un’attività in cui sentirmi realizzata anche come donna, semplicemente come Manu, non solo come “la mamma di Brando”.
L’unica cosa che ho trovato (per un colpo di fortuna, perché ormai il numero di curriculum e colloqui fatti non li contavo nemmeno se più) è stato in una sartoria, grazie ad una conoscenza in comune.
Non era male in fin dei conti, ma la cosa assurda e anche un po’ buffa a ripensarci, è che il lavoro era come commerciale, anche estero dato che sapevo le lingue, per lo più sul loro shop online, ma di fatto ho passato la maggior parte del mio tempo ad attaccare bottoni automatici, sistemare vecchi scaffali, piegare interminabili pile di magliette e spedire scatoloni.
La cosa che mi ha fatto pensare di potermi meritare di meglio è stato durante le fiere, non le solite a cui ero abituata, ma vendita diretta a ritmi serrati dalle 9 alle 23 in alcune occasioni… l’ultima volta era talmente stravolta che facevo 2+4 con la calcolatrice che mi portavo sempre dentro al marsupio!
Sono “sbroccata” come si suol dire, non ne potevo più, anche la richiesta di un part time non ha risolto la situazione. Si era rotto qualcosa, non avevo più entusiasmo e voglia di andare al lavoro mentre mi perdevo gli anni più belli di mio figlio.
Così mi sono licenziata, ma dopo circa 1 mesetto a casa, quella benedetta occupazione che mi faceva portare a casa la pagnotta me lo sono dovuta ritrovare per forza. Di sola aria non si vive, no?!
Questa volta ho preteso di più però, non avevo voglia di buttare alle ortiche anni di studio ed esperienze importanti per una ragazza giovane. Anche questa volta la fortuna e un amico che ha passato la voce (assurdo che ancora si debba “conoscere qualcuno” per avere almeno l’occasione di fare un colloquio!!!) mi sono venuti in aiuto.
Così è iniziata la mia carriera, che mi ha portato da semplice segretaria a diventare marketing manager. Vi potete ben immaginare una donna, assunta da poco, senza chissà quale background alle spalle, nel settore metalmeccanico come fosse vista e quanta fatica abbia dovuto fare per farmi anche solo ascoltare.
Io ero la donna che di meccanica non ci capiva nulla, la ragazza carina che evidentemente ha un “trusto” con il capo (mamma mia che nervoso che mi fanno venire questi cliché maschilisti!), la giovane ed inesperta che dovrebbe stare al suo posto a sistemare archivi, spedire mail e servire caffè.
Per non parlare del fatto che ero sempre una mamma senza grandi aiuti a casa, solo mio suocero che davvero si è fatto in quattro per sopperire alle mie mancanze e quegli stramaledetti “orari flessibili” che mi facevano sapere quando entravo in ufficio, ma non quanto uscivo.
E non importa, perché se ti piace qualcosa, ci credi, ti appassiona e senti che ti sta portando da qualche parte, queste cose non contano, non ci guardi nemmeno. Ti fumi una sigaretta (a dir la verità molte sigarette allora…), ti lamenti un po’ e vai avanti.
Più crescevo e più da me si pretendeva quella precisione, quell’efficienza e quell’essere costantemente sul pezzo che è tosta da sostenere. Le fiere erano sempre più impegnative, sia a livello di organizzazione, che di tempo, che di trasferte, perché come ogni buona azienda italiana tradizionale, fare il “passaggio al digitale” era una pena infinita, una moda passeggera … ma parliamoci chiaro: al mondo d’oggi se non hai una forte presenza su Internet non sei nessuno!
Fatto sta che proprio durante una fiera, ve l’ho raccontato in passato, mio figlio cadde dallo scivolo all’asilo e si ruppe un braccio. Io non ero lì con lui, non potevo venire a casa nell’immediato (non c’erano voli) e il mio capo era incazzato a morte perché abbandonavo un evento importante di marketing proprio a metà.
Beh, scusi Mr. CEO, ma chissenefrega! Questo pensiero mi ronzava in testa in taxi, in aeroporto, durante il viaggio, quel forte e chiaro “vaffa” che rimette ogni cosa al suo posto, ristabilisce le priorità della tua vita, cosa è importante e cosa no, ti apre gli occhi su cosa stai sacrificando in nome della carriera.
Ho capito che non esiste realizzazione personale senza equilibrio. Se io mi devo sentire “qualcuno” facendo sentire mio figlio un “nessuno” perché per lui non ci sono mai, anche quando sono a casa, solo perché lo stress mi mangia, allora non va bene. Se io mi devo sentire realizzata ma mio marito ci soffre a vedermi così e sentire che non ci sono davvero lì con lui, con la testa e con il cuore, allora non va bene. Se io devo farmi strada nella vita, calpestando tutto ciò che gli da un senso, che la rende bella e meritevole di essere vissuta, allora quel senso viene a mancare.
Sono sempre stata una persona che aveva bisogno di uno strattone, un punto di rottura, un fondo toccato per avere la forza e la grinta di reagire. E così è stato, anche questa volta.
Avevo un piano B.
Era stato un gioco fino ad allora, un passatempo, un “di più”: l’attività di Networker sui social… benedetto il giorno in cui ignara di tutto, semplicemente curiosa, mi ero buttata!
Beh, era ora di farlo diventare il mio Piano A.
Il resto lo sapete…mi avete seguito sui social, avete letto il mio percorso, post dopo post, storia dopo storia, avete visto i miei tentativi ed i miei mille sbagli, avete notato i miei cambiamenti ed applaudito la mia crescita. Non c’è stato nulla di nascosto o di poco chiaro. Nessuna raccomandazione o facilitazione. Nessun compromesso e nessuna fortuna. Solo il mio impegno e le mie regole. Questo è mio: io decido, io ho successo o fallisco.
Vi ho preparato un video su questo argomento, lo pubblicherò a breve. Si intitola “Perchè non hai successo nel network” e quando lo guarderete, ricordatevi questa storia.