Quando hai tutti contro

Ieri stavo parlando con alcune ragazze della mia Community che si ritrovano in situazioni poco piacevoli all’inizio della loro attività online :

il marito è contro, la famiglia ti spinge a trovarti un “lavoro serio”, le amiche ti deridono, colleghi e conoscenti che ti evitano… è successo anche a me.

Ma sapete perché scelgo spesso di condividere foto della mia estate 2020 per parlare di queste cose? Perché è stato uno dei periodi più felici della mia vita.

Fino ad 1 anno fa, mia mamma mi cercava ancora lavoro (dato che non lo sapeva spiegare alle persone e quindi per lei è come se non esistesse), mio fratello pensava che volessi imitare la Ferragni (perché non ha capito una mazza di cosa faccio e neanche vuole secondo me) e le mie amiche mi snobbavano.

Poi è arrivato il covid.

E mentre loro preparavano pizze e focacce col lievito madre e passavano il tempo a far polemica su Facebook, io lavoravo, tanto, tantissimo, in silenzio.


Ho pensato che non potendo uscire e non volendo impazzire, l’unica chance che avevo per sentirmi utile per creare qualcosa di bello in un momento così brutto era lavorare.

Ed ho lavorato, tanto, senza sosta.

Ma è proprio cosi che quest’estate ho potuto portare il mio bimbo in vacanza 4 volte, mentre loro erano ancora lì a lamentarsi, senza aver nemmeno provato a cambiare qualcosa nella loro vita.

Ho ritrovato il sorriso in un momento dove molti piangevano e non di certo per colpa loro.

Non ho mai più dovuto chiedere nulla ai miei genitori, nemmeno per spese grandi, improvvise o importanti che non avrei mai potuto sostenere in passato, dimostrando che ero cresciuta, responsabile, in grado di badare a me e alla mia famiglia, facendo qualcosa che amo, anche se nessuno era d’accordo.

Me ne sono stata zitta e ho lavorato. Nient’altro.

Sono i fatti che hanno parlato per me.

Quindi chissenefrega di cosa pensano gli altri, chissenefrega di chi ci critica e chi ci evita, chi ci dice di no e non ci capisce.

Conta solo come reagiamo alle situazioni, conta solo quello in cui crediamo e per cui ci impegnamo. Quello che ci rende felici ed indipendenti.

E non è di certo il parere altrui.

I NUMERI SUI SOCIAL SENZA UN MODO PER MONETIZZARLI NON SERVONO A NIENTE

Stavo leggendo la reportistica che mi ha inviato uno dei miei partner di lavoro , relativa ai numeri generati dal mio profilo Instagram (mi trovi come manualuna )

SONO PAZZESCHI😳😳😳

Ora sono sicura che:
👉🏼 o stai cliccando l’icona a forma di nuvoletta con la saetta per chiedermi in privato cosa ho fatto per raggiungerli
👉🏼 o stai già pensando “Beh, ma tanto io non ci arriverei mai..”

Ecco, allora mettiamola così:
✌🏼Se sei il secondo tipo di persona, dubito che il mio aiuto ti potrebbe essere utile
☝🏼ma se sei il primo tipo, ti svelo un segreto importante, anche se impopolare

RICERCARE CERTI NUMERI (followers , impression ed engagement ) SENZA SAPERE COME SFRUTTARLI PER GUADAGNARE, È TEMPO SPRECATO!

Ma…

Se vuoi davvero darti un valore, indipendentemente dalla tua attività principale o dalla tua situazione social ad oggi, allora ho BUONE NOTIZIE PER TE:

IL MIO LAVORO È PROPRIO QUESTO, INSEGNARTI COME FARE💰💰💰

Prima che ti crei delle false aspettative , però, ti devo dire una cosa importante

Se ti affidi a me, ti unisci alla mia Community e decidi di imparare il mio metodo , lo devi seguire al 100%, metterti in gioco ed impegnarti al 100%, perché sai qual è il problema più comune che riscontro ogni giorno?

CHE LE PERSONE PRENDONO SOLO QUELLO CHE GLI FA COMODO E NON SI PRENDONO INVECE LA RESPONSABILITÀ DEL LORO SUCCESSO

Pensaci un attimo prima di scrivermi, ma pensaci bene , con la tua testa , senza chiedere mille opinioni in giro a chi di queste cose non se ne intende e poi mandami un Direct o lasciami i tuoi contatti nella sezione “Contattami” di questo Blog, dicendomi che sei pronta a cambiare la tua vita!

girlbossandco 💄

DATI 2020 CHE FANNO RIFLETTERE

Questa mattina stavo leggendo alcuni Comunicati Stampa AVEDISCO (l’Associazione Vendite Dirette Servizio Consumatori) e mi sono resa conto che quello che io ho sempre creduto è supportato da dati davvero eclatanti in questo difficile 2020, che fortunatamente sta per concludersi.

Vi voglio riportare di seguito quelli che mi hanno fatto riflettere di più.

Mentre le conseguenze economiche del Lockdown hanno inciso fortemente su interi settori quest’anno, il Network Marketing ha registrato un bilancio più che positivo: il fatturato cresce del +6.7%, e il numero degli Incaricati alle Vendite del +18.2%.

Sempre più persone, infatti, hanno trovato nell’attività di Networker l’opportunità di reinventare la propria professione o avere un reddito aggiuntivo, anche grazie alla capacità di molte aziende di adattare i propri modelli di business al delicato contesto della pandemia.

Il ricorso crescente agli Strumenti Digitali e l’utilizzo di Strategie Social, hanno permesso di gestire questo lavoro in tutta sicurezza da casa, in Smart Working, usando un semplice Smartphone e senza alcun costo aggiuntivo.

Se poi pensiamo che in Italia il numero di persone in cerca di lavoro ha raggiunto il + 5,8%, con un Tasso di Disoccupazione in aumento al 9,7% e se consideriamo che il tasso di occupazione femminile è pari al 48,9% (inferiore di 18 punti percentuali rispetto a quello maschile), si capisce facilmente quanto questa attività possa costituire un bacino fertile e solido per l’occupazione nazionale, anche in situazioni di incertezza, per rimettersi in gioco nel mondo del lavoro, con etica, autorealizzazione e meritocrazia.

Questo Business Online ha offerto negli anni un contributo sostanziale a favore dell’emancipazione femminile:

in Italia, la percentuale di Donne tra gli Incaricati alla Vendita AVEDISCO è del 64,3%: donne casalinghe, neo-laureate, mamme ed ex-manager che hanno trovato nella professione di Networker, l’occasione di rendersi economicamente autonome ed indipendenti, bilanciando il tempo dedicato al lavoro e quello riservato alla sfera privata.

Questa figura professionale, oggi, è profondamente cambiata rispetto al passato, passando dall’essere un Secondo Lavoro per arrotondare, al rappresentare l’Attività Lavorativa a Tempo Pieno di molte donne, proprio in virtù della possibilità di svolgerla in autonomia, con un accesso immediato.

Secondo una recente Survey internazionale sull’Imprenditoria al Femminile condotta da One Poll su un campione di 9.000 donne in 15 Paesi, tra cui 500 in Italia, emerge che la ricerca dell’Autonomia Lavorativa è l’ambizione del 72% delle intervistate.

I fattori che motivano l’aspirazione di condurre un’Attività in Proprio sono le difficoltà evidenziate dalle intervistate nelle esperienze lavorative pregresse, come:

  • il dover rimandare la nascita di un figlio per evitare conseguenze sulla carriera (43%)
  • le minori opportunità di promozione (33%)
  • la mancanza di parità retributiva (31%)
  • oltre alle discriminazioni subite durante gravidanza (25%).

Tutti questi fattori, considerazioni e desideri sono stati alla base anche della mia personalissima scelta di Fare Carriera in modo alternativo rispetto ad un impiego tradizionale e sono molto orgogliosa di poter dimostrare, con il mio esempio in primis, che tutto questo è vero, è fattibile ed è, secondo me, il lavoro più bello del mondo!

L’apparenza inganna

Questa è la foto perfetta per parlarvi di un argomento che mi sta molto a cuore e vi giuro che non l’ho fatto apposta, l’ho notato solo dopo!!!

In questa foto SEMBRO la classica ragazza che si spara il classico selfie per SEMBRARE bella, truccata, ben vestita, sicura di sè e soprattutto una che sta andando in un posto favoloso al lato passeggero di un fighissimo suv.

Ma se guardate il riflesso nei miei occhiali cosa ci trovate??? Un trattore!!! 🤣🤣🤣

Questo è quello che succede spesso nel mio business sui social : molti “postano” di essere chi non sono, magari mostrando uno stile di vita che non potrebbero permettersi o scrivendo pensieri meravigliosi che non ha partorito la loro testa, ma non funziona a lungo, ve lo garantisco.

L’avevano insegnato anche a me:
“Manu, mettiti il cuore in pace… il Network è tutto Lifestyle e Mindset e se non mostri questo, significa che non hai successo”

Beh, prima di tutto conosco persone che non hanno mai speso i loro guadagni in borse-macchine-viaggi perché volevano comprarsi casa, pagare dei debiti o mandare i figli in una scuola privata.

Poi penso che mostrare risultati che non si hanno, nel nostro settore, sia molto pericoloso , perché non saremo MAI in grado di aiutare chi si unisce a noi, insegnando loro quello che abbiamo imparato lungo il percorso. Così il nostro Team si sgretolerà e probabilmente in molti ci lasceranno, sentendosi presi in giro, com’è capitato a me.

Già, mi sentivo delusa e presa in giro le volte che, all’inizio della mia carriera, vedevo le mie Upline arrivare alle riunioni di formazione (non usavano Zoom o strumenti digitali, ci vedevamo fisicamente…) vestite come Influencer, con borse firmate sempre diverse e l’auto aziendale.

Quando chiedevo loro “Ma come avete fatto ad avere tutto questo?!?”, cavolo, lo volevo anch’io!!! Loro mi rispondevano SEMPRE nello stesso modo:

– è perché io ci credo tanto

– è perché uso il prodotto ogni giorno

– è perché pubblico su Facebook regolarmente

Beh, caspita, io facevo LA STESSA COSA, per mesi, ma di quei risultati neanche l’ombra, non è che c’era sotto qualcosa???

Mi ci sono voluti alcuni anni e tanti sbagli per capire che ci sono così tante varianti che non avevo considerato e di cui non mi avevano parlato, da confondere chiunque:

– il target di persone simili a me (parlare a studentesse universitarie non è la stessa cosa che parlare a delle mamme)

– in che anno avevano iniziato (fino a qualche anno fa la concorrenza sui social era praticamente nulla)

– quanti amici e conoscenti ho di base, senza bisogno di farmene di nuovi (c’è chi ha costruito un impero con 5 amiche abbienti e intraprendenti e chi ha dovuto sponsorizzare migliaia di persone prima di trovare i suoi “cavalli forti”)

– quanto sono spigliata, sfacciata ed estroversa di mio o quanto, invece, sono timida, insicura e riservata

E potrei andare avanti per molti altri minuti…

Ormai sono assolutamente convinta che la vera DUPLICABILITÀ sia data da un metodo di lavoro chiaro, semplice e ben organizzato e da qualcosa che duplicabile non è, ovvero gli aspetti caratteriali di ognuno di noi, che possiamo decidere di migliorare ed adattare a questo mondo oppure perderci d’animo e mollare il colpo.

In ogni caso, alla fine, come in tutte le cose, vale sempre va verità, l’autenticità e i contenuti…anche qui, anche protetti da uno schermo.

Alla fine, in tutte le cose, vale sempre la #verità , anche dietro ad uno schermo.

DIMMI DOVE DEVO FIRMARE CHE RIFIRMO

Negli ultimi mesi difficili ho acquisito una consapevolezza enorme di cos’ho per le mani.

Sarà stato il momento di incertezza a causa del covid19.
Sarà stato parlare ogni giorno con persone impossibilitate a lavorare, in cassa integrazione, in quarantena forzata senza poter fare nulla.
Sarà stato (e lo dico con la massima modestia possibile, senza voler mancare di rispetto a chi è preoccupato per il suo futuro) che ho potuto sviluppare un’attività pazzesca proprio in questo periodo di merda e mi sembra quasi assurdo…

Poi ci ho pensato, ho messo da parte quella specie di senso di colpa nel sentirmi così felice e sollevata mentre la maggior parte della gente non lo è ed ho guardato la situazione per quella che è:

IO MI SONO ADATTATA.


Mi sono adattata al mondo che cambia , che viaggia sempre di più online, che lavora in smart working, che segue logiche di business differenti.

NON HO FATTO ALTRO.
Anzi. Ci ho lavorato su. Tanto. E ci ho messo del mio. Sempre.

Ed è per questo sono qui a parlarne ogni santo giorno sui social: PERCHÈ LA MAGGIOR PARTE DELLA GENTE NON LO SA!

E la parte rimanente o non si fida o non ci crede o non si sente in grado. E allora ha già perso, perché ha scelto di restare nel “comodo”, nel “conosciuto” e nello “zero sbattimento” e mi spiace, ma non possiamo consumarci il fegato aspettando che l’aiuto arrivi dallo stato: QUELL’AIUTO CE LO DOBBIAMO DARE NOI!

Potete condividere o meno le mie parole, il mio obiettivo non è quello di piacervi o di farvi credere che quello che pensate o come vi sentite è lecito e condivisibile in questo momento, anzi, è proprio il contrario.

Il mio obiettivo è quello di fornirvi un punto di vista differente sulle cose, farvi vedere che ci sono anche altre strade e dimostrarvi con il mio di esempio, con la mia di vita, con i FATTI, non con le parole, che crearsi un secondo lavoro online:

• senza essere NESSUNO sui social

• senza avere CONOSCENZE PARTICOLARI

• senza SVENDERE SE STESSI ed il proprio profilo

• senza DISTURBARE le altre persone

• senza dover INVESTIRE DENARO

È possibile, è reale, è remunerante, è scalabile, è duplicabile, è entuasiamente, è sconvolgente.

Non pensare che sia facile però.

Chi non mette in conto che dovrà imparare a farlo, dovrà metterci tempo ed impegno (per poco che sia rispetto a qualunque altro tipo di lavoro), chi pensa di poter evitare di raccontarsi e di metterci la faccia non ha capito, come l’ho capito io, che cos’ha per le mani e sta buttando via LA SUA OPPORTUNITÀ NELLA VITA E NEL MONDO DI OGGI, che non resta a guardare il Covid, ma va avanti e fa selezione naturale, come sempre è stato.

Ora lo sapete… a voi la scelta.

Odiavo il mio Lavoro. Amavo Te

Questa foto è di 6 anni fa, la nostra più bella perchè allora di foto ne facevo davvero poche (e soprattutto non mi truccavo mai😅).

Tu eri negli anni più teneri per una mamma, così simpatico, coccolone e paciocchino che ti avrei mangiato di baci! Ma da quando avevi 6 mesi, mi sono dovuta trovare un lavoro, perché l’ultimo che avevo come commessa in un negozio di abbigliamento, trovato davvero con fatica appena mi sono trasferita a Piacenza, l’avevo perso proprio perché ero rimasta incinta di te.

In fin dei conti è stato meglio così, perché mi sono davvero goduta ogni minuto della maternità, ma io non sono mai stata brava a stare in casa. Mi piace avere qualcosa da fare, un progetto a cui pensare, un’attività in cui sentirmi realizzata anche come donna, semplicemente come Manu, non solo come “la mamma di Brando”.

L’unica cosa che ho trovato (per un colpo di fortuna, perché ormai il numero di curriculum e colloqui fatti non li contavo nemmeno se più) è stato in una sartoria, grazie ad una conoscenza in comune.

Non era male in fin dei conti, ma la cosa assurda e anche un po’ buffa a ripensarci, è che il lavoro era come commerciale, anche estero dato che sapevo le lingue, per lo più sul loro shop online, ma di fatto ho passato la maggior parte del mio tempo ad attaccare bottoni automatici, sistemare vecchi scaffali, piegare interminabili pile di magliette e spedire scatoloni.

La cosa che mi ha fatto pensare di potermi meritare di meglio è stato durante le fiere, non le solite a cui ero abituata, ma vendita diretta a ritmi serrati dalle 9 alle 23 in alcune occasioni… l’ultima volta era talmente stravolta che facevo 2+4 con la calcolatrice che mi portavo sempre dentro al marsupio!

Sono “sbroccata” come si suol dire, non ne potevo più, anche la richiesta di un part time non ha risolto la situazione. Si era rotto qualcosa, non avevo più entusiasmo e voglia di andare al lavoro mentre mi perdevo gli anni più belli di mio figlio.

Così mi sono licenziata, ma dopo circa 1 mesetto a casa, quella benedetta occupazione che mi faceva portare a casa la pagnotta me lo sono dovuta ritrovare per forza. Di sola aria non si vive, no?!

Questa volta ho preteso di più però, non avevo voglia di buttare alle ortiche anni di studio ed esperienze importanti per una ragazza giovane. Anche questa volta la fortuna e un amico che ha passato la voce (assurdo che ancora si debba “conoscere qualcuno” per avere almeno l’occasione di fare un colloquio!!!) mi sono venuti in aiuto.

Così è iniziata la mia carriera, che mi ha portato da semplice segretaria a diventare marketing manager. Vi potete ben immaginare una donna, assunta da poco, senza chissà quale background alle spalle, nel settore metalmeccanico come fosse vista e quanta fatica abbia dovuto fare per farmi anche solo ascoltare.

Io ero la donna che di meccanica non ci capiva nulla, la ragazza carina che evidentemente ha un “trusto” con il capo (mamma mia che nervoso che mi fanno venire questi cliché maschilisti!), la giovane ed inesperta che dovrebbe stare al suo posto a sistemare archivi, spedire mail e servire caffè.

Per non parlare del fatto che ero sempre una mamma senza grandi aiuti a casa, solo mio suocero che davvero si è fatto in quattro per sopperire alle mie mancanze e quegli stramaledetti “orari flessibili” che mi facevano sapere quando entravo in ufficio, ma non quanto uscivo.

E non importa, perché se ti piace qualcosa, ci credi, ti appassiona e senti che ti sta portando da qualche parte, queste cose non contano, non ci guardi nemmeno. Ti fumi una sigaretta (a dir la verità molte sigarette allora…), ti lamenti un po’ e vai avanti.

Più crescevo e più da me si pretendeva quella precisione, quell’efficienza e quell’essere costantemente sul pezzo che è tosta da sostenere. Le fiere erano sempre più impegnative, sia a livello di organizzazione, che di tempo, che di trasferte, perché come ogni buona azienda italiana tradizionale, fare il “passaggio al digitale” era una pena infinita, una moda passeggera … ma parliamoci chiaro: al mondo d’oggi se non hai una forte presenza su Internet non sei nessuno!

Fatto sta che proprio durante una fiera, ve l’ho raccontato in passato, mio figlio cadde dallo scivolo all’asilo e si ruppe un braccio. Io non ero lì con lui, non potevo venire a casa nell’immediato (non c’erano voli) e il mio capo era incazzato a morte perché abbandonavo un evento importante di marketing proprio a metà.

Beh, scusi Mr. CEO, ma chissenefrega! Questo pensiero mi ronzava in testa in taxi, in aeroporto, durante il viaggio, quel forte e chiaro “vaffa” che rimette ogni cosa al suo posto, ristabilisce le priorità della tua vita, cosa è importante e cosa no, ti apre gli occhi su cosa stai sacrificando in nome della carriera.

Ho capito che non esiste realizzazione personale senza equilibrio. Se io mi devo sentire “qualcuno” facendo sentire mio figlio un “nessuno” perché per lui non ci sono mai, anche quando sono a casa, solo perché lo stress mi mangia, allora non va bene. Se io mi devo sentire realizzata ma mio marito ci soffre a vedermi così e sentire che non ci sono davvero lì con lui, con la testa e con il cuore, allora non va bene. Se io devo farmi strada nella vita, calpestando tutto ciò che gli da un senso, che la rende bella e meritevole di essere vissuta, allora quel senso viene a mancare.

Sono sempre stata una persona che aveva bisogno di uno strattone, un punto di rottura, un fondo toccato per avere la forza e la grinta di reagire. E così è stato, anche questa volta.

Avevo un piano B.

Era stato un gioco fino ad allora, un passatempo, un “di più”: l’attività di Networker sui social… benedetto il giorno in cui ignara di tutto, semplicemente curiosa, mi ero buttata!

Beh, era ora di farlo diventare il mio Piano A.

Il resto lo sapete…mi avete seguito sui social, avete letto il mio percorso, post dopo post, storia dopo storia, avete visto i miei tentativi ed i miei mille sbagli, avete notato i miei cambiamenti ed applaudito la mia crescita. Non c’è stato nulla di nascosto o di poco chiaro. Nessuna raccomandazione o facilitazione. Nessun compromesso e nessuna fortuna. Solo il mio impegno e le mie regole. Questo è mio: io decido, io ho successo o fallisco.

Vi ho preparato un video su questo argomento, lo pubblicherò a breve. Si intitola “Perchè non hai successo nel network” e quando lo guarderete, ricordatevi questa storia.

IO, UN ANNO DOPO LA MIA SCELTA MIGLIORE

la mia scelta migliore

Quella notte è stato Luca a cambiare tutto, sulle mille volte dove i nostri compagni ci ostacolano e ci criticano in questa attività, ce ne sono altrettante dove davvero credono in noi, ci vedono più lungo e ci scuotono dagli strati di lavaggi mentali e frasi motivazionali che ci hanno fatto perdere la capacità di valutare le situazioni in modo oggettivo.

Questa è la storia di quando, un anno fa, ho deciso di cambiare Network, la mia scelta migliore.

 

So bene quanto sia doloroso e spaventoso per un Networker professionista, mediamente navigato com’ero io, cambiare l’azienda con la quale collabora.

Significa ricominciare da capo.

Significa dover dare delle spiegazioni a chi ti segue da tempo.

Significa dover fare i conti con una perdita di persone nel tuo team.

Significa accettare che le tue upline, se ti va bene, ti offendano o, se ti va male (come è successo a me), ti facciano cyber bullismo.

Significa dover provare prodotti nuovi, imparare un piano marketing diverso.

 

Ma al di là di questo, tutto rimane. Io sono rimasta. Girlboss è rimasto.

 

Mi sono rifiutata fin da subito di cambiare metodo di lavoro, uniformarmi al mio gruppo di appartenenza, seguire la mia sponsor, l’ho scelta per tutt’altri motivi o forse perché le persone a volte sono brave a farsi vive nella nostra vita al momento giusto.

Io non ho scelto questo.

Ho scelto i fatti, dati concreti, elementi che ormai, dopo la mia esperienza in questo settore e tanti amici in network diversi con cui ho sempre amato confrontarmi, ho imparato a valutare con precisone.

Vi invito ad informarvi sempre, con attenzione, su alcuni di questi, perché la mia storia possa essere utile anche voi nel caso vi ritrovaste nella mia vecchia situazione.

 

E’ molto semplice, basta rispondere sinceramente a 10 domande di base:

  1.  Ma io, questi prodotti, li userei davvero nella mia vita quotidiana anche se non collaborassi con questa azienda?
  2.  Sposterei le mie scelte d’acquisto qui o peserebbe sulle mie finanze? Qualcuno che non mi conosce di persona, ma mi segue sui social, li comprerebbe volentieri o ci penserebbe più e più volte? Costano troppo o sono troppo a buon mercato?
  3. I prodotti sono abbastanza variegati da potermi permettere di attrarre diversi tipi di clienti o distributori, con gusti ed abitudini diverse e poter andare incontro a diverse esigenze o stagionalità?
  4. Mi richiedono di fare magazzino o anticipare i soldi o è tutto online e posso vendere senza impegno ovunque, anche al di fuori dell’Italia?
  5. Ho la possibilità di guadagnare bene fin da subito se mi do da fare o devo aspettare tanto tempo prima di riuscire a crearmi una rete di distributori o clienti?
  6. Il piano marketing mi permette di poter monetizzare in base alle mie capacità in questo settore o devo solo essere un grande commerciale o un grande team leader?
  7. Mi chiedono di cambiare chi sono? Mentire? Svendere il mio profilo? Seguirli o restare a piedi? Dire e fare cose che non si adattano a me e di cui non andrei orgogliosa?
  8. L’azienda guadagna sui pacchetti d’entrata delle persone che si iscrivono o sul mio lavoro? Mi richiede di fare degli acquisti personali fissi o sono libera di decidere?
  9. Si tratta di una start up o di un’azienda consolidata alla quale posso affidare il mio futuro senza la preoccupazione che chiuda? E’ abbastanza giovane da permettermi di crescere insieme a lei?
  10.  E la formazione? E’ solo un parolone per accalappiarmi ma poi si rivela un fuoco di paglia, piena di tecniche obsolete e informazioni raffazzonate o posso contare su qualcuno e le migliori e più moderne strategie sul mercato, senza che io debba pagare nulla?

 

Ecco, questa per me è stata la base. Ovvio che per un professionista del settore c’è molto altro da valutare, ma la risposta a queste domande è proprio quel che basta per capire se si è nel posto giusto oppure no, se stiamo affidando i nostri sogni, il nostro tempo e il nostro denaro alle persone giuste oppure se dobbiamo aprire gli occhi, come ho fatto io in quella famosa sera.

 

Non voglio concludere questo articolo facendo l’elenco di ciò che ho creato qui insieme al mio Team, anche se alla fine sono i risultati che parlano, non le opinioni, sono le quasi 2.000 persone che lavorano insieme a me, l’essere esattamente a metà strada per la qualifica in assoluto più ambita di tutto il piano marketing, il Diamante, in 1 solo anno, l’aver raggiunto guadagni (che qui per ovvi motivi non posso quantificare) che mi sarei sognata, che sono paragonabili a professioni blasonate o imprenditoriali.

Ma è questo che mi è successo ed è stato così solo qui.

 

Ora vi chiederete:

Ma allora perché di così tante persone che lavorano per la tua stessa azienda solo poche hanno raggiuto quello che hai raggiuto tu? Perché ce ne sono ancora così tante che mandano messaggi indesiderati o lavorano in modo poco etico?
Beh, perchè i miei risultati sono personali, non sono una garanzia. Sono frutto del mio impegno, della mia energia, della mia costanza e dal tempo che ho dedicato alla mia attività.
E poi perché siamo tutte persone diverse e noi scegliamo prima di tutto le persone con cui lavoreremo, non solo l’azienda, le persone dalle quali impareremo, con cui collaboreremo.
E per scegliere le persone, purtroppo, non c’è un metodo, non ci sono 10 domande a cui rispondere, ma c’è la pancia, l’istinto e le sensazioni di pelle.. non dimentichiamole mai!

Perchè non conviene fissarsi sui followers per fare il Networker

oggi do i numeri
Mi accorgo che spesso faticate a capire il mio mondo, quando dico di avere sempre un sacco di lavoro e per questo rifiuto spesso progetti , collaborazioni ed iniziative varie.
Mi capita anche che siano le “colleghe” a tentare di mettermi in cattiva luce, dicendo che “Tanto io sono molto occupata…” o “Tanto non sono duplicabile…” . Ma vi rendete conto che è una contraddizione con la realtà, vero? Se le persone mi cercano è perché si fidano di me e credono in me e se il mio Team conta 1300 persone in soli 10 mesi, evidentemente il mio metodo funziona, no?
Quindi, bando alle malelingue.

Ora, avere un profilo Instagram molto avviato e seguito è come guidare una macchina sportiva: è bellissima e va molto veloce , ma è anche pericolosa…

Oggi ho fatto due conti per darvi un’idea di cosa intendo, ma non di ciò che riguarda le mie attività quotidiane, ma della mole di contatti che gestisco DA SOLA OGNI GIORNO:
  • dalle 40 alle 60 #girlboss che mi chiedono consulenza su Whatsapp
  • un centinaio di Direct dalle persone che mi seguono su Instagram
  • in media un altro centinaio di richieste di Direct da persone “nuove”
  • circa 50 repost di storie dalla nostra pagina Instagram ufficiale @girlbossandcoofficial ed una 30ina di nuovi contatti
  • Facebook ho dovuto ridurlo, per forza di cose, al minimo indispensabile, ma non si può fermare una ruota che gira in discesa, quindi ricevo anche vari messaggi sul mio Messenger personale o su quello della mia pagina, che però non ho contato
Tutto ciò si sta rivelando un enorme vantaggio per tutte le ragazze che lavorano con me ed , andando avanti, lo sarà ancora di più perché, ormai lo dico sempre, ho grandi progetti in mente per il breve futuro, di cui sto mettendo le basi da tempo, fin da quando lavoravo come Social Media Manager e sognavo, un giorno, di poter applicare tutte le mie conoscenze professionali a qualcosa di mio. Ma so che ogni passo va fatto con calma, quando è il momento giusto e si è pronti. Ho imparato ad avere pazienza e godermi il percorso 😉
Tuttavia vi rendete conto da soli che è davvero molto impegnativo portare avanti tutto questo e, dato che lo amo follemente perché mi ha totalmente ribaltato la vita, gli sono grata e mi ci dedico con passione. Non mi sono mai negata, nemmeno una volta, di rispondere alla richiesta di aiuto di qualcuno, ma ho imparato a dare delle priorità nel mio lavoro e dare un valore al mio tempo.
Spazio per perditempo, hobbisti, sbruffoni e doppiogiochisti non ne ho.

Ma torniamo a noi: perchè questa storia vi può essere utile?

Perché vi voglio dimostrare che nel lavoro di Networker non serve a niente fissarvi sui numeri che AVETE, ma sui numeri che FATE, non serve a nulla spaventarvi per il posto da cui partite, perché si può crescere e anche tanto, non importa concentrarsi sull’avere un seguito ed aspettare, perché aspettare non fa crescere il vostro business ed è molto meglio crescere gradualmente e rendere la vostra attività online sostenibile per la vostra vita, piuttosto che soccombere sotto. Ogni peso che si sostiene dev’essere correlato a quante sono robuste le vostre gambe!
Non abbiate paura.
Con il Metodo #Girlboss , un pò di passione e tanta costanza potrete anche voi mettere in moto tutto questo meccanismo, un passo alla volta, in modo meritocratico e graduale, tutto sta se arriverete in fondo alla maratona o vi fermerete prima… ma vedrete, al traguardo, #loadorerete ♥️

Quanto guadagna un…?

quanto guadagna un...

Oggi è la festa dei lavoratori e mi è venuto spontaneo pensare a come sarebbe stato il mio futuro se non avessi “cambiato strada” e come, purtroppo, funzionano le cose in Italia (ma non solo…) per una donna che vuole realizzarsi professionalmente, ma anche godersi la sua famiglia ed il diritto di essere mamma.

Questo blogpost non vuole essere una polemica, ho smesso di combattere contro le cose che non posso cambiare ed ho iniziato a cercare soluzioni alternative, imparando ad adattarmi al mondo, senza lasciarmi spaventare, ma vi voglio anche ricordare che i risultati di cui parlo sono personali e non sono indice o garanzia di guadagno, ma dipendono dal tempo, dall’impegno, dall’energia e dalla costanza che ho impiegato nello sviluppo della mia attività.

 

Bene, iniziamo 😉

 

Tutti noi da piccoli avevamo un sogno: “Voglio diventare un vigile del fuoco! Io voglio diventare una ballerina…io un medico…ma nooo è meglio fare l’astronauta”. Tutti noi abbiamo sognato ad occhi aperti da bambini, ma poi abbiamo scelto la nostra strada seguendo l’istinto e le nostre predisposizioni oppure assecondando i desideri dei nostri genitori e dell’ambiente che ci circonda. Solo dopo ci rendiamo conto che avremmo anche dovuto tenere conto di quanto si può guadagnare con un dato lavoro…

Dopo le superiori ho cercato una via di mezzo tra quello che potevo essere bravina a fare e quello che avrebbe potuto garantirmi un futuro, perché sinceramente, se non ci fosse stata la mia famiglia a darmi una “botta di realismo“, avrei intrapreso strade molto più incerte e che probabilmente mi avrebbero portato all’indipendenza economica all’età della pensione.

Io non avevo una particolare attitudine o passione per nulla, quindi alla fine ho scelto Economia e Marketing Internazionale all’università, nella speranza che mi aprisse più strade ed in effetti così è stato. Ho avuto occasione di fare carriera e lavorare con alcune aziende importanti, ma di fatto, sempre un’impiegata rimanevo, con tutti i limiti che ne derivano.

Vi assicuro che una donna che vuole fare un impiego normalmente deputato ad un uomo, come il Marketing Manager, incontra tantissimi limiti sulla strada: prima di tutto perché necessita di un certo grado di autorità e, diciamocelo, gli uomini odiano essere “comandati” da una donna! E poi presuppone anche il fatto di viaggiare molto (giusto perchè sul Marketing Digitale siamo veramente indietro…) cosa tradizionalmente incompatibile con il gentil sesso e l’avere una famiglia.

Insomma, per quanto un lavoro a tempo indeterminato sia sempre più raro e prezioso, non mi rendeva affatto felice, non mi sentivo riconosciuta e valorizzata e soprattutto più andavo avanti più mi rendevo conto che le ore passate in ufficio aumentavano, ma lo stipendio, bene o male, rimaneva sempre quello, cosa che mi fa tutt’ora veramente imbestialire!!

Quando diventi adulta e capisci che anche tu, come i tuoi genitori ed il 90% delle persone che conosci, stai iniziando a vivere per lavorare e non il contrario… beh, o ti scatta il vaffa e la frustrazione oppure fai qualcosa per cambiare le tue sorti.

 

Ora, non fraintendetemi, non voglio assolutamente dire che la strada che ho scelto io e più di 1.000 persone del mio Team sia l’unica e la sola, affatto…ma solo ora mi rendo davvero conto di tutto ciò che sentivo all’inizio della mia carriera e non potevo capire, paroloni come “Potrai diventare anche tu un Six Figures“, “Vedrai, un giorno arriverà il Momentum“, “Guadagnare attraverso una Rendita Passiva è fighissimo”, “L’importante è trovare un’attività Scalabile e Duplicabile“, “Pensa a tuo figlio, questa attività è Ereditabile!”, “Sfrutta il potere dei Social Media“, “Il Futuro è lo Smart Working“…

 

Le avete sentite anche voi delle cose così qua e la senza capire bene cosa caspita volevano dire davvero?

 

Ok, allora ve lo dico in modo super semplice, in base a quello che è capitato a me:

  • il primo mese che ho iniziato a collaborare con la mia attuale azienda come Networker professionista, ho quadruplicato l’ultimo bonifico che avevo ricevuto dalla precedente azienda (non faccio nomi perché non è questa la sede e il punto è semplicemente scegliere bene e trovare il posto adatto a noi)
  • a partire dal secondo mese, grazie anche ad una serie di bonus che sono riuscita ad aggiudicarmi, insieme al piccolo team di persone che mi ero costruita, ho raggiunto lo stipendio medio di un Direttore di banca
  • proprio nel mezzo della quarantena e di tutte le difficoltà create dal Coronavirus, il grande impegno e dedizione che ho dedicato alla mia attività, mi ha permesso di raggiungere il guadagno medio di un Chirurgo o un Magistrato

e so che tutto questo porterà anche me, a breve, a diventare una “Six Figures” (cercatelo su Google!) come molti altri miei colleghi.

 

Ora il punto qual è?

Non di quanto è brava la Manu, che sinceramente, chissenefrega, ma due concetti secondo me davvero importanti:

  • con un lavoro tradizionale sarei mai potuta arrivare a guadagnare tanto in meno di 1 anno?!?
  • avrei potuto saltare anni e anni di studio, specializzazioni, stage, praticantati e gavette varie?!?

Beh… realisticamente parlando NO.

MA L’IMPORTANTE E’ SAPERE CHE TUTTO QUESTO E’ POSSIBILE!!!

Esattamente com’è possibile che ci siano persone che non riescono  a capire cos’hanno tra le mani quando entrano in #Girlboss e mollano senza nemmeno provare oppure lo prendono come un hobby e quindi otterranno guadagni proporzionati ad un passatempo, esattamente come ci sono persone che ci mettono anni e anni ad arrivare ai miei risultati, chi si lascia spaventare, trova mille scuse, si lascia bloccare dai limiti mentali e si riempie la testa di lamentele e pigrizia.

 

MA SE CI CREDERAI DAVVERO E TI DARAI DA FARE, CE LA POTRAI FARE!!!

VEDESSI ANCHE SOLO UNA DELLE MIE GIORNATE, CAPIRESTI PERCHE’ SONO QUI E SAPRESTI COSA TI MANCA E, FIDATI, NON E’ L’ESPERIENZA O CHISSA’ QUALE ASSURDA DOTE CARATTERIALE CHE NON HO, MA SONO COSTANTE, APPASSIONATA E DETERMINATA.

PUNTO. E LO PUOI ESSERE ANCHE TU.