Natale e tutti i suoi Vorrei

Desideriamo sempre tante cose in questo periodo dell’anno, come se Babbo Natale potesse ancora esaudire i nostri desideri di bambini, ma mentre abbiamo imparato a comprarci i regali da soli, non proviamo quasi mai fare quel qualcosa che ci porterebbe un po’ più vicini ai nostri sogni.

Ci lamentiamo tanto, senza sosta, ogni volta che incontriamo qualcuno con cui parlare, soprattutto quest’anno, dove un buon motivo c’è anche, ma finiamo per crogiolarci in ciò che non va, cercando conforto nelle sfighe altrui.

Ci facciamo bloccare da mille paranoie, pur sapendo bene che non sono gli altri a vivere la nostra vita e non sono di certo le paure a pagare le bollette, eppure vincono sempre loro!

Io penso che soprattutto in questo momento non ci sia più spazio per queste cazzate, per dar retta a tutti quelli che incrociano la nostra strada dandoci la loro opinione, per lasciarci giudicare come se fossimo in un Talent show in tv.

Io non lo permetto più, non mi fermo più ad ascoltare tutti. Ma non perché mi sono montata la testa o perché mi sento ARRIVATA, ma perché sono CAMBIATA, certo.

Basta ritenerla una cosa negativa, è una cosa bella!!!

Io non sono stata più fortunata di voi, non ero affatto “portata”, non sono partita da una situazione più avvantaggiata di altri e non conoscevo le “persone giuste”.

Pensatela come volete, siete liberi di farlo, ma state solo cercando di giustificare le scuse che state raccontando alla vostra testa… io me ne raccontavo tante, lo so bene come funziona.

Io ero esattamente come voi oggi: INESPERTA.
Però credevo in me, perché sapevo che altrimenti non ci avrebbe creduto NESSUNO.

Se sarete abbastanza forti da superare una prima fase iniziale di “gavetta”, come in tutte le cose, allora diventerete immuni ed inattaccabile perché insieme alla vostra CARRIERA e le vostre COMPETENZE, crescerà anche la vostra AUTOSTIMA.

E sarete diverse sì, non perché il successo e i soldi cambiano le persone, ma perché ci si fanno le ossa e le spalle larghe lungo il percorso per arrivarci e la differenza si nota.

Se la vita sceglie la musica, tu scegli come ballarla

Manu Fantini, 20Mag'19-109

Cos’è essere mamma, com’è? Com’è essere donna? E una ragazza? Cosa si prova a far finta che vada tutto bene, che tanto il mondo va così, che tanto questo è quello che si deve fare, che tanto il nostro destino è scritto, che siamo stati sfortunati nella nostra vita e che non dipende da noi?

Com’è farci vivere dalla vita?

Com’è pensare che la felicità sia solo una parola usata nelle pubblicità, com’è pensare che l’ambizione sia solo qualcosa di negativo ed associato all’arroganza, com’è passare le ore ad invidiare gli altri, rosicare, tirare fuori il paggio di noi?

Com’è accettare il corso degli eventi, non fare nulla per cambiarli, alzarsi alla mattina senza slancio, senza uno scopo, com’è parlare con le persone solo perché si deve ma manco ascoltiamo la risposta alla domanda “Ciao, come va?”

Com’è farsi andar bene una relazione perché tanto gli uomini sono tutti uguali, perché tanto la perfezione non esiste, com’è dover sempre costantemente ed incessantemente dover decidere se fare la mamma o avere una carriera, com’è rinunciare ad avere tempo libero, tempo per noi stessi, tempo anche solo per ascoltare i nostri pensieri ed inostri desideri?

Com’è?

 

Non c’è bisogno che io risponda, ma lo scrivo perché lo so bene come ci si sente eppure facciamo finta di niente, teniamo duro, teniamo i denti stretti e le chiappe ancora più strette per resistere ed andare avanti, per non crollare troppo perché non sapppiamo se riusciremmo a rimetterci in piedi, come succede a molti.

Digrigniamo i denti nella notte, facciamo incubi, abbiamo reazioni inaspettate e forse decisamente troppo aggressive alle cose che ci succedono, ma decidiamo di non vedere, di considerarlo normale, ci capiamo e ci giustifichiamo per questo, per non avere vergogna.

 

Sono sincera, non riuscirei ad indicarvi ESATTAMENTE  il momento in cui ho spezzato questo circolo vizioso, forse sono stati una serie di micro eventi che mi hanno portato qui:

da quel giorno in cui alle medie mi sono alzata in piedi in classe e ho finalmente detto ad alta voce come la pensavo, dal giorno in cui ho deciso che essere sola non mi avrebbe spaventato ed è così che volevo conoscere un pezzo di mondo, dal giorno in cui ho portato a casa per la prima volta il mio bimbo dall’ospedale dopo aver partorito e ho capito che dovevo cambiare ed essere la miglior versione di me stessa per tutti e due, anzi, tutti e 3, dagli anni in cui ho combattuto per portare avanti la mia relazione, perché no, non è facile vivere con qualcuno, amare davvero qualcuno, ma vale la pena combattere per rimanere insieme.

Forse è stato il giorno in cui ho smesso di essere solo un figlia e ho deciso che me la sarei cavata da sola, sempre e comunque, fino all’ultimo giorno, l’ultimo giorno che ricordo della mia “vecchia vita”, in cui ero già avanti in questo percorso e mi sono sentita pronta, altrimenti non sarei mai stata in grado di farlo:

ho lasciato un lavoro che amavo, ma che non mi rendeva felice, per vivere a modo mio.

 

Non ho scelto l’anarchia, non ho scelto di non fare più nulla, non ho scelto di uscire da questo mondo, ma almeno di poterlo controllare un po’, di affidarmi a me stessa, a tutto quello che avevo imparato, sapendo di poter imparare tanto in ogni momento, ovunque fossi, quello che volessi, senza sosta, senza paura, perché la formazione personale è un bagaglio che portiamo con noi tutta la vita, non si ferma con le superiori o l’università.

Ho scelto di decidere il mio ritmo, la ma marcia, la gestione del mio tempo e soprattutto di affidarmi solo alla mia costanza, determinazione e competenza per arrivare, la fortuna la lascio a chi non ha le forze di credere davvero in se stesso.

Ho scelto di smetterla di chiudermi nel mio guscio, iniziare a parlare e conoscere le persone, smettere di invidiare ma chiedere, lasciarmi ispirare da loro e soprattutto passare agli altri quello che di bello avevo dentro di me. Troppo tempo sono stata in compagnia di me stessa, con la paura di essere giudicata, di sentirmi “nuda”, di confrontarmi… diamo sempre il nome sbagliato alle cose: non è menefreghismo, è autostima, non è gelosia è insicurezza, non è rabbia è un dolore irrisolto.

 

Sono tornata da poco dall’evento “La tua mente può tutto” di Italo Pentimalli

ci sono persone a cui ha cambiato qualcosa dentro e persone che continueranno per la propria strada ed è giusto cosi. Ma a me ha proprio ROTTO qualcosa dentro, quell’ultimo pezzetto che mi mancava e vi scrivo solo una frase che mi è entrata nelle vene come un virus e ha tinto di nuovi colori la mia visione delle cose:

FUORI DA NOI NON C’E’ NIENTE. Tutto quello che viviamo, pensiamo e sentiamo è frutto dell’elaborazione della nostra mente. La felicità non segue il successo, è l’esatto opposto!

 

Non ho deciso io cosa mi è capitato nella vita, ma ho potuto decidere come reagire e non tutto ciò che ho visto è successo davvero IN QUEL MODO, a volte l’ho semplicemente interpretato secondo come sono io.

E allora diamoci una chance…

E non mi chiedete se sarà facile, chiedetemi solo se è possibile: SI’, LO E’.