Riflessioni fotografiche

Oggi Instagram non mi permette di pubblicare video, come faccio ormai quasi ogni giorno, così vado indietro nel “rullino” del mio IPhone (che, poveretto, scoppia).
Cerco una foto dal passato, qualcosa che mi permetta di esprimere un pensiero o raccontare una storia.

Mi soffermo su questa.
Bellissima e mai pubblicata… perché?

Perché è FINTA.
Me l’ha fatta una mia amica fotografa 5 anni fa, quando pensavo che per emergere sui social, avevo bisogno di contenuti top e foto pro.

Lei mi ha messo in questa “posa plastica”, con l’accappatoio leggermente sceso ed il mio cane dentro al lavatoio.
Lei ha applicato questo splendido filtro rosa/beige prima di inviarmelo.

E tu che la vedi cosa fai?

Magari smetti di scorrere e la guardi.
Magari hai una grande aspettativa sul testo che la accompagna o magari non te ne frega assolutamente nulla di cos’ho da dire.

Ottimo.
Tu non sei il mio target.

Io non ho attratto a me ciò che volevo con una foto così.
Io non ho espresso DAVVERO me stessa in questo modo e ti sto creando una falsa aspettativa.

Sarebbe bello essere sempre così “patinata”, ma no, non lo sono, neanche un po’.

Io sono colorata e rumorosa.
A volte, invece, del tutto schiva e riflessiva.

E mi piacciono le donne con la testa, più che con le gambe lunghe e senza cellulite.
Io VOGLIO vicino a me quel tipo di donna, perché con lei condivido idee e creo progetti.
Perché lei ha voglia di riscatto, non di attenzioni.
Perché lei cerca l’indipendenza, non il marito ricco che la mantenga.

Sarà un femminismo moderno il mio, non mi importa mettergli un’etichetta, ma mi nutro di questa idea e la voglio continuare a portare avanti finché avrò fiato in corpo.

Questa sono io.
Questa è Girlboss.

Il giorno in cui mi laureai…

Il giorno in cui mi laureai… lo ricordo come se fosse ieri, nonostante siano ormai passati 16 anni.

Doveva essere un giorno felicissimo per me, avevo finito un percorso di studi impegnativo in Economia e Marketing Internazionale, ora potevo avere la mia indipendenza, trovare il lavoro dei miei sogni, iniziare la mia vita…
e invece fu un giorno difficilissimo, perché la mia famiglia stava passando uno dei periodi più bui che riuscissi a ricordare.

Ma non vi voglio raccontare questo, questa è la mia vita privata, non va sui social.

Amo lo stesso questa foto, perché mi ricorda quando ancora pensavo “I miei mi hanno insegnato questo, mi hanno cresciuto così”

Volevano che studiassi, che mi trovassi un buon lavoro, che mi sposassi con un uomo “importante” e accettassi il mondo, le sue regole ed i suoi ritmi perchè “così è la vita per tutti, purtroppo”.

Non li ho mai sopportati questi discorsi e ringrazio i miei genitori per avermi accettato comunque ribelle e combattiva com’ero (e come sono…)

L’università è stata un passeggiata rispetto a tutto quello che ho studiato dopo, da sola.
La mia carriera come Manager è stata una barzelletta rispetto a quella da Imprenditrice Digitale.
E beh… mantenere un rapporto d’amore più che uno di comodo è stato nettamente più impegnativo.

Arriva un giorno dove devi smettere di ragionare come una figlia (e succede molto prima che tu diventi madre) e prendere la tua strada, le tue decisioni, senza dare la colpa di come sei al tuo passato o come sei stata cresciuta.

Tu sei tu.
Tu puoi cambiare ciò che spesso sembra già scritto, prima che lo vivi davvero.

Ma devi esserne consapevole… è un po’ folle.

39 anni di me…

Tutta la mia vita è stata segnata dalla consapevolezza di essere diversa, un po’ matta e decisamente poco convenzionale.

Gli ultimi, però, mi hanno resa fiera di questa differenza.

39 anni di me, della persona che ho imparato a conoscere in tutto questo tempo, ma di cui sono diventata orgogliosa solo molto, moltissimo tempo dopo.

Orgogliosa di arrivare a sera stanca e di aver voglia di lavorare anche in vacanza.

Orgogliosa di preferire un libro ad un film e sentirmi bellissima anche in tuta.

Orgogliosa di non sapere che numero c’è sulla bilancia, orgogliosa di dire una parolaccia, al momento giusto, su un palco.

Orgogliosa di valutare le persone in base all’energia che emanano e di aver imparato a sbattermene di cosa pensano di me.

Orgogliosa di parlare come uno psicologo che si è calato di acido, alle volte, orgogliosa di mischiare continuamente 5 lingue nella mia testa.

Orgogliosa di fare un giro in macchina senza meta, solo per farmi venire delle idee, orgogliosa di svegliarmi di notte per prendere appunti, se mi viene in mente qualcosa di importante.

Orgogliosa di saper tenere nella mia vita solo chi voglio davvero, orgogliosa di avere un pensiero indipendente ed irriverente.

Orgogliosa di parlare con i cani e diventare piccola quando sto con mio figlio, orgogliosa di non dare troppa importanza a quello che ci viene insegnato o obbligato a fare.

Orgogliosa di combattere per quel che credo, anche se non serve a nulla ed orgogliosa di poter risolvere molte brutte giornate con un bicchiere di GinTonic.

Sono orgogliosa di essere una mamma e una compagna terribilmente imperfetta, ma di riuscire sempre a scherzarci sopra.

Sono orgogliosa di essere me, nonostante me🫶🏼

Ti ricordi quando giocavi a nascondino?

Ti ricordi di quando giocavi a nascondino?
Anche se sapevi di essere più lenta di quella che contava,
anche se avevi paura di essere presa mentre correvi in salvo,
anche se non avevi la certezza di fare tana,
sapevi che prima o poi saresti dovuta uscire dal tuo nascondiglio.

E mentre ci restavi, avevi comunque l’ansia di essere scoperta… vero?

Adesso spiegami cos’è cambiato da allora…

A cos’è servito crescere,
diventare una donna e
magari diventare anche una mamma
se ancora ti nascondi,
se ancora resti paralizzata dalla paura,
se ancora rimandi la tua corsa.

A cosa è servito il dolore,
le esperienze,
le delusioni,
i sorrisi,
le emozioni,
le frustrazioni,
l’eccitazione,
i rimpianti…

Te ne rendi conto vero?
Lo senti quel groppo allo stomaco che ti coglie in castagna mentre leggi queste parole…

Ecco allora sei ancora lì,
la bimbetta impaurita nell’angolino che spera di poter evitare i rischi e le brutture della vita,
evitandole però anche tutte le cose belle che nel frattempo potrebbe incontrare.

Sei quella?

Sappi che una volta lo eri e basta,
non potevi fare altrimenti,
ma ora, se lo sei ancora,
è perché hai voluto esserlo…

Ora stai consapevolmente scegliendo di essere l’ombra di te stessa,
di vivere a metà,
di gettare ore delle tue giornate ogni giorno per qualcosa che non ami fare.

Quanto tempo pensi di avere a disposizione?
Quante vite credi di poter ancora vivere?

Non ti è bastato tutto quello che è successo al mondo in questi 2 anni per farti saltare in piedi sulla seggiola a gridare: BASTA CAZZO!
BASTAAAA!!!

È ora di vivere,
non di sopravvivere.

Io rosico, tu rosichi, egli rosica…

Rosicare/ro·si·cà·re/transitivo

  1. Rodere a poco a poco, rosicchiare: r. una pannocchia; anche tr. pronom. : rosicarsi un torsolo di mela; prov. chi non risica non rosica, bisogna rischiare per ottenere qualcosa.

intransitivo

  1. REGIONALEe gerg. Rodersi per la rabbia, la gelosia o l’invidia.

Ecco, soffermiamoci sulla versione gergale, altrimenti detta “Lo sport che mi è sempre venuto meglio nella vita, il Rosicamento!”

E rosicavo perché da ragazzina non ero abbastanza fashion , abbastanza bella , abbastanza magra, abbastanza popolare (ammazza l’adolescenza che brutta bestia!)

E poi rosicavo perché non riuscivo a trovare un lavoro all’altezza dei miei studi universitari, perché non guadagnavo abbastanza, perché la mia collega ne sapeva la metà di me, ma aveva fatto il doppio della carriera (eddai, non ditemi che non l’avete mai pensato?!)

E via ancora: perché il Network non mi portava i risultati che vedevo spiattellati dalle altre colleghe sui social, perché non ero abbastanza attrattiva , abbastanza seguita , abbastanza creativa , abbastanza di successo…

E CHE ANSIA😖😣😩


Beh, sapete cos’ho fatto quando il mio fegato assunse le dimensioni di una nocciolina?

Sì proprio quello che state pensando, sì la prima cosa che vi è venuta in mente, sì è semplice la soluzione in fin dei conti.

Ho mandato a quel paese le presenze negative nella mia vita in tutti i modi che mi erano concessi: ho smesso di seguire molti account, scelto con maggior cura le mie amicizie, condizionato ed influenzato i miei pensieri con cose positive e motivanti, ma soprattutto, ho abbassato la testa, messo il paraocchi ed ho iniziato ad andare avanti per la mia strada, giorno dopo giorno dopo giorno.

E sapete qual è stato il RISULTATO??? Indovinate un po’…

Quando ho alzato lo sguardo ero arrivata molto più in alto delle persone che invidiavo.

E voi invece per cosa rosicate? Come fate a tenere a bada questa terribile sensazione?