CONTRO AL BULLISMO

Devi farti le spalle larghe per reggere il bullismo ragazza mia, questa è la triste verità, lascia che ti racconti la mia storia.

Io sono stata bullizzata sia da adolescente che da adulta, anche se in forme diverse.

Quando ero una ragazzina perché ero diversa, molto introversa :

amavo leggere piuttosto che frequentare le mie compagne per parlare di cose frivole, preferivo viaggiare da sola ed esplorare il mondo piuttosto che fare i weekend a Riccione in discoteca, non mi vestivo alla moda, mi tagliavo i capelli da sola, non avevo quasi mai soldi in tasca e mi sentivo più a mio agio a frequentare amici maschi.

Nessuno mi ha dato un “manuale di sopravvivenza” allora, ho accusato il colpo e sofferto non poco.

Nessuno mi aveva detto che quei giorni mi avrebbero reso la donna che sono oggi, quella che non ha paura di soffrire, quella che non teme le sconfitte, quella che affronta i problemi.

Nessuno mi ha detto che le stesse persone che mi prendevano in giro allora, ora mi invidiano e non hanno neanche metà della vita meravigliosa che sono riuscita a regalare alla mia famiglia.
Nessuno mi ha detto che se non fosse stato per quella rabbia e quel senso di inadeguatezza, per quella voglia di riscatto che mi bruciava dentro, non avrei mai avuto il coraggio di fare scelte molto poco convenzionali e basate solo sul fatto che credo in me stessa e so che di me mi posso fidare.

E allora te lo voglio dire io, se sei una mamma e non sai come aiutare tua figlia o se sei una ragazza giovane e ascoltare qualcuno che c’è passato prima di te ti da sollievo:

NON CEDERE, NON LASCIARTI SOPRAFFARE, CERCA DI NON PENSARCI OSSESSIVAMENTE: TU NON SEI QUELLO CHE GLI ALTRI DICONO DI TE, TU SEI E SARAI SOLO CIÒ CHE VORRAI DIVENTARE♥️

Un anno merDaviglioso

Ringrazio questo anno cosi merdavigliosamente incredibile.

Già… è stato un anno di merda, ma anche un anno di svolta incredibile, per me, la mia visione del mondo e soprattutto per la mia carriera.

Sono Diamante ormai da 1 anno e quello che mi sembrava un traguardo in realtà è stato un inizio: scalare il piano marketing non è stato difficile, è stato difficile, per citare Harvey B. Mackay, “Nuotare tra gli squali senza essere sbranata viva”.

Ad ogni fine anno penso sempre che il peggio sia passato, ma in realtà non è così, ogni anno “mi fa lo sgambetto”.

A volte mi sbuccio le mani, a volte ho un livido sulla fronte, a volte mi rompo una costola.

Ma quest’anno ho pensato di non volermi più rialzare.

Era stupido rialzarsi con tanta fatica se tanto, dietro l’angolo, a pochi metri di distanza, c’era un’altro che mi faceva cadere, se a porgermi una mano erano solo un paio di persone su centinaia che volevano vedermi affogare, se a credere in me ero rimasta quasi solo io e ormai iniziavo a vacillare.

E sapete perché non ho mandato tutti a quel paese scegliendo una strada più facile o diversa? Ritornando a vivere una vita più comoda e con meno pensieri, per vivermi la mia famiglia e curare la mia salute (che mi ha davvero messa in crisi, rischiando quasi il ricovero)?

Perché mi stava sulle balle farli vincere.

Odiavo ammettere che mi avessero schiacciato.

Io non butto giù la regina (se avete visto “La regina degli scacchi” sapete cosa intendo..).

Sono rimasta a terra finché mi sentivo stremata, come un pugile che cerca di riprendere le forze dopo un cazzotto forte, quando si si annebbia il cervello e non sei più capace di ragionare, non sai più chi sei.

Mi rialzavo solo alla fine della conta, giusto per non dargli buono il round. Non ho reagito finché non ne sono stata in grado.

Perché ho imparato che se reagisci quando non sei pronta, dando fondo alle tue ultime energie poi non hai più nulla a cui attingere. E allora mi riposo. Mi deprimo. Mi dispero. E resto giù.

E forse l’orso di torno pensa che io sia morta e mi lascia stare…assurdo come la natura ci insegni tutto senza andare a cercare chissà quali Mental Coach…

Ho immaginato di perdere tutto. Davvero.

L’ho immaginato nei minimi dettagli. L’ho vissuto nella mia mente.

E la disperazione che ho provato era più forte del dolore che sentivo.

E allora ho scelto di sforzare l’arto che mi faceva meno male e di sopportare. Perché l’osso si sarebbe riparato da solo e io sarei tornata a camminare. Ma se non mi fossi mossa, sarebbe andato in cancrena.

Dovevo muovermi. Dovevo sopravvivere. Dovevo finire il cammino e finirlo da sola, senza l’aiuto di nessuno.

Io non dovevo dimostrare nulla a nessuno, dovevo solo dimostrare di nuovo a me stessa che sono la mia migliore amica, la persona su cui contare, la donna da stimare.

Non contava nient’altro.

E così ho fatto.

E sono qui.

Piena di cicatrici che non vedete, perché non mi conoscete in fin dei conti, non sapete cosa c’è dietro il successo qualunque esso sia.

Ma fidatevi di me.

Nessun sorriso è più accecante di quello che nasce da una lacrima.